Nel 1964 viene realizzata la prima edizione della Sagra della Spiga su iniziativa della Pro Loco e con il patrocinio del Comune di Gangi. Si decise di realizzare un corteo, potenziando il gruppo di canterini che si esibivano in occasione della Festa della Matricola: i Canterini Engium. All’interno di questo gruppo per primi iniziarono a prestare gratuitamente la loro opera Nicolò Pinello con la sua fisarmonica, Giovanni Franco con il suo clarinetto, Peppe Sutera con la sua tromba e Peppino Sauro con la sua chitarra. I canterini furono dotati di nuovi costumi e di tamburelli. Su alcune “stravole” vennero caricati i covoni di spighe da trasportare sull’aia per la trebbiatura. Mentre su altre, arricchite con motivi floreali e frutta di stagione, trovarono posto i canterini e l’orchestra. A chiudere la sfilata fu la “stravola” con Cerere, la dea delle messi che anticamente aveva avuto largo culto in Sicilia.

Nacque così il Corteo di Cerere
Per evitare spese per la stampa del programma della Sagra della Spiga, Raffaele Mocciaro propose di “Ittari u Bannu”; fino a qualche anno prima la realizzazione della manifestazione veniva utilizzato questo mezzo dal Comune di Gangi. Il banditore comunale Pietro Attinasi, detto “piduzzu”, adunava la gente al rullo di un tamburo e avvertiva il popolo del verificarsi di un fatto nuovo nel paese. Nacque così “a Vanniata d’a festa”, facendo il verso al banditore.
La prima Cerere della manifestazione fu Alda Nasello.

Si decise di fissare per fine agosto la manifestazione, che si avviò alle ore 10.00 dalla Via Repubblica e si mosse lungo la Via Nazionale tra due ali di folla e, percorrendo la “trazzera della Difisa”, raggiunse il Santuario dello Spirito Santo, dove ha avuto luogo la trebbiatura: u Pisatu. Questa commedia riprendeva lecaratteristiche parodiche di alcune sceneggiature, già collaudate nel Processo della Matricola e nel Tistamintu du Nannu. Francesco Paolo Lapunzina e Cataldo Paradiso si attivarono per organizzare il Gruppo Engium, mentre Raffaele Mocciaro e Costantino Muscarà, coadiuvati da Vito Andaloro, Cataldo Sorrentino, Andrea Forestieri, Santo Salerno, Nicolò Angilello e Pietro Barberi, si occuparono della ricerca delle “stravole”, delle mucche e di tutto ciò che fosse necessario per la realizzazione tecnica del corteo.

Per addobbare le “stravole”, vennero acquistati dal disarmo del Carnevale Termitano fiori, farfalle e motivi agresti in cartapesta. Negli anni successivi alla prima edizione le “stravole” vennero trainate da trattori e cambiò anche l’itinerario, percorrendo la Strada Provinciale invece della “trazzera della Difisa”. Ad ogni edizione sono stati inseriti nuovi personaggi, che attraverso l’espediente figurativo rievocavano le tradizioni e il mito. A causa delle intemperanze di un automobilista, che travolse un giovane fotografo nel 1971, e su suggerimento del Direttore dell’Ept di Palermo Dr. La Fisca la manifestazione venne trasferita nel Centro Storico.

Nel 1998 venne cambiato il nome dell’evento in Corteo di Demetra e si scelse di contattare il regista La Rosa su iniziativa di Raffaele Mocciaro. La Pro Loco, per molte edizioni, decise di affidare la regia a Santi Cicardo. Dal 2022 l’Associazione Pro Loco ha scelto, per la prima volta, di affidarsi ad un direttore artistico e di ricorrere alle competenze di un giovane ragazzo, Dario Torregrossa.Il Corteo di Demetra oggi è un corteo storico e folkloristico, dove l’espediente teatrale e coreografico permettono di scoprire l’identità culturale di Gangi sotto il segno della vampa della rinascita, che scuote un’intera comunità sempre più attenta al contenuto dell’evento.

Oggi il Corteo di Demetra è un corpodevozionale unico, che ha riacceso l’interesse dei giovani alla manifestazione e alla tradizione. La risposta del pubblico nazionale e regionale è in aumento costante. (testo di Dario Torregrossa con cenni storici di Raffaele Mocciaro- LA SAGRA DELLA SPIGA A GANGI)
Nel tempo la Sagra si è arricchita di altri momenti, che vengono ancora oggi riproposti ad ogni edizione.“A zuccatina da Zita” è una commedia d’autore locale e in lingua gangitana. All’interno di una narrazione, che vede al centro due giovani, si ripercorre l’uso della solenne promessa. Questo costume si mantiene all’interno della ritualità popolare contemporanea e si celebra la solidità dell’impegno con un ceppo di legno, u zuccuni. L’intreccio della commedia ripercorre quest’uso in un tempo in cui era necessaria l’azione di un intermediario, affinché due famiglie rispettassero la volontà di due giovani amanti. Oggi il ruolo del sinzali è venuto meno come quello di altri personaggi, ma a Zuccatina da Zita li conserva all’interno della propria narrazione.

“La Manciata di 9COSE” è, invece, un momento di festa e di condivisione. Questa mistura, adoperata in passato come cibo ristoratore nel lavoro della mietitura, cucchiaio dopo cucchiaio rivela tutta la sua ricchezza e si fa veicolo della storia agricola e culinaria dell’intero paese.
“La Festa dei Burgisi”, invece, mette in risalto l’intimo e profondo senso di devozione religiosa che accompagna l’intera comunità; è una celebrazione cristiana e campestre di ringraziamento al Creatore per i prodotti della terra. Originariamente veniva celebrata nel mese di settembre dagli agricoltori locali. Sei enormi forme di pane venivano preparate nel forno del convento dei Cappuccini, per essere portate in processione sulla testa, precedute dallo stendardo della compagnia e dal “tamburinaru”. La processione partiva dalla Chiesa del SS. Salvatore e, percorrendo le strade principali del paese, raggiungeva la chiesa madre, dove i pani venivano appesi su un’altissima trave, per essere benedetti il giorno successivo durante la messa.

Al termine della celebrazione il pane veniva distribuito, soprattutto tra coloro che lo avevano portato in processione. All’inizio degli anni ’80 su proposta di Costantino Muscarà, si chiese all’arciprete Don Gioacchino Duca e a Santo Barreca, rappresentante della compagnia dei Burgisi, di abbinare la processione alla Sagra della Spiga, precedendola di una settimana. Oggi i pani vengono preparati dal maestro panificatore Francesco Logiudice.

“U pisatu” viene riproposto sin dalla prima edizione della manifestazione. All’interno di questa commedia viene rappresentato il momento in cui i muli pestavano le spighe, dopo esser state trasportate sull’aia dal campo della mietitura. Le vicende raccontate offrono uno spaccato di vita quotidiana anacronistico, che vede al centro della narrazione una famiglia e le proprie vicende personali. Qui vengono mostrati i contrasti che spesso possono dividere dall’interno un gruppo familiare, che ritrova il proprio equilibrio nel momento della pisatina. In questo soggetto d’autore locale e in lingua gangitana si celebra l’unione, ovvero una componente fondamentale della vita rurale gangitana di un tempo. I primi testi furono scritti da Costantino Muscarà, Raffaele Mocciaro e Cataldo Paradiso, sotto la regia di Ciccio Lapunzina. Successivamente si dedicò Cataldo Paradiso alla stesura e alla regia della commedia. Particolarmente attese ed applaudite erano le interpretazioni di Santo Barberi e di Cataldo Mocciaro. Sono tanti gli attori che si sono esibiti nel corso dei sessant’anni.

E diversi sono gli autori che hanno contribuito negli anni alla stesura di nuove sceneggiature: Cataldo Sorrentino, Francesco Seminara, Nicolò Seminara, Peppuccio Ballistreri, Maria Rosaria Cammarata e Marilina Sauro sono solo alcuni.
La Sagra della Spiga è cultura e tradizione, memoria e condivisione.

